Lean Thinking reloaded... ovvero ripensare al metodo lean come sistema di apprendimento continuo

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“La capacità di apprendere più velocemente dei vostri concorrenti potrebbe essere il solo vantaggio competitivo che avete.”
Arie de Geus


Partiamo da un termine ampiamente diffuso: “risorsa umana”. In una società che ha saputo divorare qualsiasi fonte di energia presente sul pianeta, paragonare l'essere umano a una risorsa imprime l'idea che il lavoratore sia un mezzo da sfruttare per soddisfare un bisogno o raggiungere un fine. Si può facilmente (e correttamente) obiettare che non è il lavoratore, bensì le sue competenze e professionalità, ad essere utilizzate, tuttavia troppo spesso alle parole non seguono i fatti. Quante volte queste competenze non vengono né coltivate, né integrate all'interno dell'organizzazione aziendale? Quante volte la conoscenza, preparazione ed esperienza di persone che da anni lavorano in azienda e che dell’azienda conoscono tutto, che sanno cosa fare e come farlo, non vengono condivise con altri? O quante volte si investe nell'implementazione di macchine, software e tecnologie varie, senza formare adeguatamente le persone e senza renderle partecipi della vision aziendale, limitandosi a impartire compiti e indicazioni operative?

Miglioramento continuo non significa solo applicare quelle tecniche che ci permettono di pensare, analizzare e migliorare l'efficacia operativa, significa  anche sviluppare una cultura aziendale dell'apprendimento continuo. Ancora nel 1998, Reg Revans affermava che “in qualsiasi epoca di rapidi cambiamenti, le organizzazioni incapaci di adattarsi si trovano presto nei guai”. Ebbene, la capacità di adattamento si ottiene solo con l'apprendimento. Sviluppare la competenza di imparare ad imparare per adattarsi al cambiamento è dunque cruciale per il successo di qualsiasi azienda, proprio come sperimentato dalla colonia di pinguini nel libro “Il nostro iceberg si sta sciogliendo” di Kotter. 

Ma come funziona esattamente l'apprendimento e perché esso rappresenta un valore aggiunto per l'azienda? Se prendiamo come riferimento il ciclo di Kolb, comprendiamo come da un'esperienza si possono acquisire, sviluppare e migliorare competenze e abilità che vanno nuovamente sperimentate e verificate, traducendosi in una nuova esperienza da cui il ciclo può ricominciare. In pratica ciò che viene appreso influenza l'agire quotidiano, e viceversa.  L'apprendimento, infatti, è già inscritto nel compito da svolgere, stimola la capacità di riflettere sui problemi e nasce da una necessità o da una opportunità.

Nel lean thinking, il miglioramento continuo è di fatto un processo di apprendimento attivo e collaborativo: con il coinvolgimento delle persone (e quindi delle loro competenze, abilità e conoscenze), si identificano i problemi, si definiscono, analizzano e sperimentano soluzioni, si implementano le best practice. Ed è qui che si cela la perla nascosta. Tutto ciò migliora non solo le performance produttive, ma anche la competenza di imparare ad imparare del team, una competenza collettiva davvero potente:  un team smart è un team flessibile, resiliente, capace di individuare di volta in volta le criticità e far emergere le opportunità di miglioramento.

Il lean thinking è quindi un sistema di auto-sviluppo continuo. Compito della leadership è quello di coltivare nella propria organizzazione lo spirito di una comunità che apprende. Ecco alcuni spunti:

  • fai crescere in tutti i collaboratori la consapevolezza dei propri limiti e aree di crescita;
  • promuovi il senso di essere una parte attiva del processo creativo, senza però poterlo controllare autonomamente;
  • facilita l’apprendimento di gruppo;
  • mostra il tuo impegno attraverso azioni concrete che alimentino la cultura dell'apprendimento continuo. 

E se pensi che l'istruzione sia costosa, prova l'ignoranza. (Derek Bok)