Abitudini: piccoli step per cambiare con successo

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Ricordi l’ultima volta che hai imparato qualcosa di nuovo, come uno sport o un processo operativo al lavoro? All’inizio hai investito molte energie mentali per acquisire le informazioni necessarie, poi il cervello ha trasformato quelle informazioni in azioni coordinate ed efficienti, fino a renderle routine quotidiana. 

Come si forma un’abitudine? 

Possiamo riconoscere tre step:

  1. Segnale: è la conseguenza di una particolare condizione (emotiva, ambientale ecc.) che spinge il cervello ad attuare le azioni per ottenere una gratificazione.
  2. Routine: è l’azione che viene innescata dal segnale. Una routine può essere fisica o mentale (pensiero).
  3. Gratificazione: la ricompensa ottenuta dallo svolgersi del ciclo. La gratificazione rinforza il ciclo dell’abitudine.

Esempio: la classica pausa caffè viene innescata dal bisogno di una bevanda energetica, ma anche dal bisogno di connessione. La gratificazione che si prova nello scambio dialogico ci spinge poi a tornare, alla stessa ora e con le stesse persone, davanti al distributore di caffè.

Le abitudini nascono dalla costante esigenza del nostro cervello di risparmiare energia. Il suo motto è “massimo risultato con il minimo sforzo”. Questa specie di economica pigrizia del nostro cervello ci permette di compiere quotidianamente migliaia di azioni senza grandi sforzi mentali, tuttavia è anche la ragione per cui a volte risulta così difficile cambiare abitudini, soprattutto perché tendiamo fortemente a identificarci con le nostre abitudini.

Se ci rendiamo consapevoli di come funziona il meccanismo dell’economica pigrizia del nostro cervello, possiamo comprendere perché i cambiamenti drastici (es., diete molto differenti dal nostro stile alimentare abituale, riorganizzazioni aziendali radicali ecc.) sono poco efficaci e, ammesso che portino al risultato desiderato, non reggono nel lungo periodo.
Un errore comune, infatti, quando si vuole cambiare una routine, è quello di concentrarsi sui risultati. Tuttavia l’obiettivo non garantisce il successo.  Ogni imprenditore infatti vuole avere successo, ogni squadra vuole vincere il campionato. La differenza tra chi ha successo e chi no, sta nella qualità delle abitudini: Il successo è il risultato di abitudini quotidiane, portate avanti con costanza, non di trasformazioni che avvengono una volta ogni tanto.
Fare cambiamenti significativi attraverso le abitudini non richiede uno sforzo esagerato (ricordiamo che il cervello oppone resistenza a tutto ciò che richiede grandi dispendi di energia). Piccoli cambiamenti al proprio comportamento sono sufficienti per portare ai risultati desiderati, se tali cambiamenti innescano un’abitudine (ovvero un’azione costante).

In termini aziendali, questo si traduce nell’implementazione delle 5S all’interno della cultura aziendale (ogni abitudine nasce dall’interno, non attecchisce se imposta dall’esterno) soprattutto attraverso SHIKARI (costanza) e SHITSUKOKU (impegno quotidiano).