4 preconcetti sul Lean Thinking duri a morire

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Sebbene il Lean thinking sia uno stile manageriale ormai diffuso e ben noto, esistono ancora dei preconcetti che si fa fatica ad abbattere. Una classica definizione è che il metodo Lean ha come obiettivo la riduzione degli sprechi per creare processi standardizzati e perfettamente efficienti a basso costo con il contributo delle persone. Tuttavia, nella nostra esperienza, vediamo che questa definizione si traduce in azioni troppo spesso sbilanciate e disorientate in un modo o nell'altro. Ecco quello che Lean non è. 

1. Lean non vuol dire applicare strumenti

Gli strumenti sono utili, ma non risolvono i problemi. Le persone lo fanno, non ci stancheremo mai di ripeterlo. Molte aziende falliscono perché si concentrano soprattutto sull'implementazione degli strumenti, senza coinvolgere, formare e far crescere adeguatamente le persone. Il metodo Lean non è traducibile in una serie di strumenti e tecniche applicati in modo prescrittivo. La differenza sta in come gli strumenti vengono applicati, valutando la loro adeguatezza rispetto agli scopi ed esigenze dell'azienda e delle persone che la compongono.

2. Lean non è solo per i reparti produttivi

Lean è una filosofia che abbraccia tutti gli elementi costitutivi di un'azienda, anzi, sa spingersi ben oltre fino a raggiungere anche la gestione dell'impresa più piccola, ovvero la famiglia (basti pensare al metodo delle 5S applicato alla gestione degli spazi casalinghi). Il  Lean thinking è tanto più efficace tanto più si riesce a coinvolgere ogni singola persona all'interno dell'azienda, facendola sentire veramente parte di un team. Nella nostra esperienza, c'è ancora molto margine di applicazione del pensiero snello, uno su tutti il lean office.

3. Lean non vuol dire solo riduzione degli sprechi

Molto più importante, il Lean Thinking si focalizza sul valore — un concetto ben più ampio dello spreco. I muda, infatti, nella filosofia Toyota, sono tutti quei processi che non generano valore aggiunto per il cliente. Diventare Lean prevede un cambio di prospettiva, creando un processo atto a produrre solo i beni o i servizi richiesti dal cliente e che il medesimo è disposto a pagare.

4. Lean non è rigido

Una delle resistenze iniziali che incontriamo nelle aziende che visitiamo è la paura di vedere “spersonalizzato” il proprio lavoro, uniformando e standardizzando tutto. In realtà il metodo Lean mira in primis a sviluppare una mentalità aziendale che faccia del miglioramento continuo la sua routine. Una cultura Lean vera rispetta le persone, ne valorizza creatività e competenze, e le coinvolge nel processo di cambiamento. Nulla funziona se imposto dall'esterno o dall'alto è un mantra da ripetersi sempre. 

Concludendo, il Lean thinking non è semplice da capire in profondità, e non è così facile da sostenere, perché prima di cambiare i comportamenti o i processi occorre cambiare il modo di pensare. Lean è un viaggio che non finisce mai, dove ognuno è responsabile, nel proprio ruolo e per la propria sfera di competenza, dell'implementazione graduale dei vari strumenti e tecniche a supporto del miglioramento continuo. La parte più complessa, ma anche vincente, restano le persone, che vanno coinvolte veramente, vanno formate (soprattutto nelle soft skills), vanno supportate nella comunicazione, in modo da creare un team che sappia rispondere in modo flessibile ed efficace alle varie sfide quotidiane.